La città che sale
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Dopo un percorso temporale nella grafica, pervaso da continui sconvolgenti mutamenti sulla mia lastra, ho sviluppato un percorso che si adattasse perfettamente al mio modo di concepire la plasticità della materia trattata. La mia analisi è cominciata da un particolare modo di intendere il figurativo, una raffigurazione di un conglomerato urbano che si contorce e si contrae su se stesso, assumendo la forma di un fantastico “giocattolo”.Via via la mia rappresentazione si fa sempre più personale ed inconscia, indagando in me stesso, attraverso mezzi che mi sono dovuto inventare e che intaccassero la materia anche con una certa forza e rabbia, dando così sfogo a quello che è il mio concetto compiuto. Sono giunto dunque all’astrattismo, con la consapevolezza che ciò che rappresento non è fine a se stesso, cioè una macchia modificata a seconda degli umori, ma rappresenta una “città ideale”, un oggetto in movimento, che cela in un certo modo un soggetto figurativo, ma di fondo. Queste città o conglomerati informi mescolano edifici ed uomini, corrono e si sviluppano espandendo questo volume, creando nuovi spazi e allargando i propri orizzonti. E' proprio questo che rappresento nella mia urbe, un agglomerato urbano visto da un punto d’osservazione se vogliamo “divino” (dall’alto), che si sviluppa in largo e si arrampica, tentando di spingersi verso il cielo. In una sovrapposizione di spazi e piani che sormontandosi celano o mettono in luce determinati elementi, che possono essere riassunti in simboli del nostro tempo come case, palazzi, grattacieli, piazze, torri o strade trafficate.
Il nome “Viet-Nam” rappresenta esattamente l'idea genetrice del lavoro, una “giungla” urbana dove ogni giorno la creatura umana combatte una guerra per la propria soppravvivenza. Un conflitto fra culture diverse che nell'opera vengono rappresentate. Una nella tecnica espressiva legata al gesto, l'altra in perfetta contrapposizione, è fedele alla geometria del suo reticolo.
Indagando con occhio attento, non distratto, nella mia
rappresentazione astratta di ciò che mi circonda, non ho fatto altro
che rappresentare un'origine, quella dell'uomo attraverso la donna.
Questa amalgama plastica di torso di donna, si presenta e si focalizza
su tutti quegli elementi che ne fanno una femmina; tralasciando parti
periferiche e interessandosi dunque sul triangolo che origina vita,
che diviene punto d'intersezione fra i due seni e il pube.
Quest'ultimo diviene protagonista del concetto del "peccato
originale", colpa che Adamo ed Eva, i progenitori dell'umanità nella
tradizione biblica, hanno commesso contro Dio, così come descritto
nella Genesi, cui seguì la caduta dell'uomo. Il peccato originale
viene descritto come ciò che ha diviso l'uomo da Dio e che ha reso
l'uomo mortale. Simbolicamente possiede vari significati a seconda
delle interpretazioni che ne sono state date, ma in generale
rappresenta la disobbedienza dell'uomo verso Dio nel voler decidere da
solo cosa è bene e cosa è male.
In summa, dal titolo si evince che la via dell'inferno, quella del
peccato (originale), la si raggiunge anche dai cancelli del Paradiso
che rappresenta il piacere (il pube), in tutte le sue forme sinuose.